PISTOIA. Non si è capito da quale postazione radiofonica trasmettesse, Peppino Mazzotta, o se la sua Radio Argo Suite fosse una finta diretta per un popolo di (radio)ascoltatori disposti a credere a tutto, soprattutto in relazione ai miti. E che Agamennone lo fosse per eccellenza, nonostante non sia mai vissuto, non lo si può certo dubitare. Perché vera è la battaglia, lunga dieci anni, contro Troya, ma attorno a questa estenuante e interminabile guerra, la mitologia greca ha estratto dal proprio cilindro una serie infinita di personaggi che hanno sempre soddisfatto le esigenze di risposte sociali con una cultura al servizio dell’omologazione. Clitemnestra, Egisto, Oreste, Cassandra, Ifigenia e tutto il resto delle divinità, parecchio umane e peccatrici, raccontate da Eschilo, hanno impegnato storici e drammaturghi per tutti gli anni a venire e dopo più di duemilacinquecento anni, il clamore attorno a quelle vicende non si è ancora placato, tanto che per metaforizzare il presente, spesso, dal passato, si attinge proprio a quelle leggende mitologiche. Così ha fatto anche Igor Esposito, affidando al fascino e allo charme del calabrese Peppino Mazzotta, sostenuto, più per vezzi scenografici, che per reali esigenze drammaturgiche, dagli abili musicisti Massimo Cordovani e Mario Di Bonito, questa diretta radiofonica notturna, diretta, probabilmente, a un pubblico di insonni naif, disposti, oltretutto, a lasciarsi guidare, al volante delle proprie automobili che sfrecciano solitarie lungo deserte autostrade, dal ricordo di una guerra che somiglia, maledettamente, a tutte quelle venute dopo, nelle quali, la verità, supposta e mai dichiarata, viene troppe volte sacrificata dall’esigenza di difendere, proteggere, salvare e traghettare, sulla riva dell’onestà, la menzogna. Il riferimento ai nostri, drammatici, crudi e pericolosissimi tempi presenti è tanto lampante quanto indispensabile, ma la rappresentazione è soprattutto lo sfoggio recitativo di Peppino Mazzotta, un gran bel crooner, che è dovuto necessariamente passare sotto le forche caudine, ma salvifiche, del cinema e della televisione, prima di ripresentarsi a teatro e chiamare a raccolta il pubblico. Quello del Funaro di Pistoia, in particolare, dove si è ritrovato ieri sera per l’ultimo appuntamento stagionale curato da Lisa Cantini, ottima lettrice, con tanto di lente d’ingrandimento, nonché abile intercettatrice, delle frenetiche e imprevedibili esigenze dei nuovi spettatori paganti, che tra socialpigrizia e ridottissime facoltà economiche, sono sempre più difficilmente individuabili e rintracciabili.
