PISTOIA. Siamo in prima fila, anche se obliqui, rispetto alla centralità del palcoscenico. Lo specchio della Regina è già iniziato, ma fino ad ora, Emma, seduta accanto a noi, non si è ancora emozionata come avrebbe voluto. Aspetta sensazioni forti, anche se nel suo sguardo la luce riflessa della rappresentazione sembra accenderla da un momento all’altro. Improvvisamente, l’abito da sposa che cala dal soffitto del Funaro, si alza e sotto, un busto di una madonna qualsiasi, che ha le inevitabili sembianze di Biancaneve. Il cuore di Emma inizia a battere più forte e lei, come se volesse ringraziare l’accidente teatrale, si fa il segno della croce e manda un bacio a Jason Mattia De Majo, Maria Magdolna e Rocco Ventura, i tre protagonisti. Solo da quel momento in poi abbiamo capito cosa fosse e cosa volesse dire davvero quella rappresentazione. Prima, con il filtro della nostra abilità, ci siamo solo meravigliati degli sforzi disumani a cui si sono inevitabilmente sottoposti i tre attori nelle prove, senza però capire. Perché per capire una rappresentazione come Lo specchio della Regina, del Teatro della Ribalta, occorre fare uno sforzo in più e svincolarsi dalla postazione di comodo censore e porsi sotto un’altra prospettiva, che è quella delle emozioni, che viaggiano su latitudini così prossime alle nostre esistenze, che stentiamo a riconoscerle, impermeabili al loro fascino e incapaci di capirle. Ma solo noi, non capiamo, perché dall’alto della nostra presunzione non siamo in grado di coglierne l’essenza, il fragore, la meraviglia. Per fortuna, l’umanità è carica anche di soggetti che delle emozioni ne han fatto lo scopo delle loro esistenze e proprio attraverso quelle scariche di adrenalina, che a noi non riescono nemmeno a solleticarci, le loro vite trovano motivo di ringraziamento. Non crediate che si sia trattato di un saggio scolastico o di uno spettacolo nei confronti del quale occorra mediare, per applaudire. A Lo specchio della Regina non manca assolutamente nulla di quel che occorre per calcare, a diritto, le scene teatrali; dalle coreografie, di Eleonora Chiocchini, ai testi, di quel genio di Antonio Viganò, passando per la drammaturgia di Paola Guerra e il design di Melissa Pircali, una squadra collaudatissima che si appoggia sull’incontrastabile professionalità dei tre mattatori: il Crooner, lo Specchio e la Regina, che incarnano alla perfezione la favola leggendaria di Biancaneve, ma con una variante non contemplata dai testi e dalla fantasia di chi, di fantasticare, non ne ha alcun bisogno, perché la vita gli ha già prospettato ogni possibilità. Ma se cambia l’interlocutore, cambia radicalmente anche il linguaggio, la percezione, il gradimento, la comprensione e allora, occorre far leva su altri meccanismi capaci di scuotere gli animi e ricondurli all’origine. Forse per questo, Lo specchio della Regina fa parte di un progetto specifico, denominato Vitamina Til Teatro fa bene – rivolto ai bambini, e alle loro famiglie, di età inferiore ai 14 anni. Ma non sono i bambini abili a dover capire; sono i loro genitori, abili e vaccinati, ad avere l’obbligo di mettere in condizione i loro figli fortunati di dividere e condividere la loro (im)meritata buona sorte per far scoprire loro, ma senza inganno, che di notte, quando la luce non illumina il mondo, ma le tenebre lo scuriscono, gli specchi e la normalità volano via, per consentire ad altre bellezze di rimirarsi e alla diversità di sentirsi normale.

Pin It