FIRENZE. La soglia d’attenzione si è incredibilmente ridotta; colpa del mordiefuggi dei socialnetwork, dell’ingiustificata impellenza dalla quale ci siamo lasciati buggerare, dalla nostra totale dabbenaggine, che ci ha forgiato e convinto che questa velocità supersonica globale sia la panacea di questo male di vivere che ci siamo inconsapevolmente costruiti con le nostre presunzioni e le nostre totali assenze al sacrificio, allo studio, all’impegno. Al di là di tutto questo, però, che sottoscriviamo oggi e sempre, Radio International, in scena questo trascorso fine settimana al Cantiere Florida di Firenze, dura un po’ troppo e rende con parsimonia e avarizia il clima che si respirava nelle redazioni di informazione negli anni nei quali, ogni tanto, qualche giornalista, nasceva. Veramente. In realtà, Hamid Zariati e Beppe Rosso, gli autori e Beppe Rosso, il regista della trasposizione teatrale, l’accento sembra vogliano metterlo sulla paranoia di come le notizie, una volta accadute – ma anche immaginate e auspicate, perché funzionali – vengano poi gestite da chi ne deve, per scelta, vocazione e professione, divulgarle. Siamo a Radio Prisma, un’emittente privata, nella quale vivono un fonico (Lorenzo Bartoli), un redattore (Adriano Antonucci), una caposervizio (Barbara Mazzi), uno stagista (Francesco Gargiulo) e, dulcis in fundo, un giornalista mediorientale (Massimiliano Bressan) che, migrante in Italia, sopravvive di questue (di tutti gli accoppiamenti anagrafico/attoriali non ne siamo affatto certi; eventualmente, ce ne scusiamo). L’ambiente iniziale è uno di quelli particolarmente fascinosi: divagazioni notturne (ma registrate la mattina), con Barbara Mazzi che finge di accompagnare nelle tenebre e nel mistero i suoi fedelissimi radioascoltatori, tra i quali non può certo mancare lo stalker di turno, lo psicopatico. La musica è quella, buonissima, degli anni ’70-’80: Led Zeppelin, Jimi Hendrix e altri mostri sacri che hanno fatto la storia della musica di quegli anni e di tutti quelli che verranno. Ma l’emittente, fa sapere la proprietà che parla solo attraverso la sua caposervizio, è in crisi e si prospetta l’inevitabile chiusura. Le notizie scarseggiano, l’afflato pure, gli ascolti non sono rassicuranti. Ma il fantomatico informatore di Radio Prisma, un irritante infiltrato al soldo di chiunque gli fornisca novità, dice che al confine italo/francese è stata trovata una bambina di dieci anni, siriana, sola, infreddolita, vestita con un paio di scarpe da ginnastica, un giubbotto di jeans e che stringe tra le braccia una bambola. Se così fosse, se così fosse stato, noi, che nelle redazioni giornalistiche, in quegli anni, ci siamo cresciuti, sarebbe scoppiato il finimondo; l’adrenalina sarebbe andata alle stalle e la redazione si sarebbe unicamente mobilitata per dare corpo e seguito a quella notizia: vera, falsa, architettata? La news non è casuale, perché attorno a questa si ricama l’insostituibile dose della politica legata ai flussi extracomunitari, con tanto di risposte autoritarie e repressive dei vari governi europei, con addirittura lo spettro che l’Italia abbia deciso di estromettersi dall’Europa (e chi vi dice che sarebbe una disgrazia, se succedesse?). Si fingono inviati al confine, con tanto di effetti speciali di scarponi sulla neve e spari della gendarmeria; altri, sulle coste siciliane, con i rumori delle pale degli elicotteri e i garriti dei gabbiani, dove dopo l’autoproclamazione dell’uscita dell’Italia dalla UE, da tutto il mondo vengono rimpatriati i nostri connazionali che erano riusciti a darsi una dignitosa fisionomia altrove. In Redazione si scatena l’antico dualismo neutralisti/interventisti, serpeggia la precarietà e la pura della perdita del posto di lavoro, ma tutto improvvisamente si placa perché arrivano i cinesi, con i rotoli di banconote che consentono loro l’acquisto dell’emittente, affidata all’ex stagista nel frattempo divenuto professionista, titolo meritato sul campo e anche perché, tutti gli altri della Redazione sono emigrati in Francia, alla ricerca e scoperta di nuovi amori e nuove collaborazioni.

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