QUARRATA (PT). Si capiscono molto bene perché parlano lo stesso slang, quando sono lontano dal palco e ancor più, sotto esibizione. Pisana lei, volterrano lui, nati a distanza di soli tre anni l’una dall’altro, insieme riescono a produrre, con estrema semplicità, una miscela strumentale e vocale di potente bellezza. Ma lo fanno giocando, come se invece di avere davanti a loro un pubblico attento ed esigente, si trovassero in uno scantinato, con qualche fetta di schiacciata calda, un paio d’etti di mortadella e un fiasco di un rosso buono, senza essere famoso, a provare qualche brano in vista di un concerto di là da venire. Giocano con il fuoco, perché scomodano mostri sacri della letteratura che con la musica, al di là di affinità elettive esistenziali, prima che artistiche, non hanno mai avuto a che fare. Ma lo fanno anche, e peso, oltretutto, con colleghi epocali, che non credevano che un pomeriggio di febbraio, nella sala affrescata della Villa La Magia, a Quarrata, Petra Magoni e Alessandro Finaz Finazzo si dilettassero, duettando, con alcuni loro brani leggendari. L’esperanto della Musica, però, come noto, quando a interpretarlo sono due degni personaggi, il lessico e la comprensione si spianano beati e nel cuore, vasto, di chi ascolta, si genera armonia, pace, felicità. Perché trasformare in una ballata reggae Roxanne, dei Police, se si è a corto di vie di fuga con il capotasto della chitarra e con il diaframma, diventa particolarmente complicato, così come allungare a dismisura uno dei capolavori di Paolo Conte, Azzurro, trasformato in leggenda dalla voce di Adriano Celentano, anticipando e posticipando al ritornello che tutti conoscono, fraseggi amazzonici e ululati da Re Leone, della Disney; beh: o si hanno grandi numeri o si rischia, grossissimo, di essere etichettati come approssimativi cialtroni. Niente di tutto questo, perché i rispettivi back ground di Petra e Alessandro, sono garanzie inattaccabili e inossidabili e la loro esibizione, in un contesto architettonico da brividi, ha retto pienamente le asperrime aspettative. Del resto, la loro rappresentazione, è inscritta in un contesto dal titolo sin troppo chiaro: Equilibrismi e loro, che delle offerte usa e getta non sanno che farsene, hanno scelto quella strada tortuosa, ma maestra, della Musica da studio, dove oltre alla possibilità di vendere qualche disco in più e di fare qualche serata ben pagata, hanno deciso di metterci, oltre che le rispettive facce, anche e soprattutto le anime. Ecco perché, oltre che cimentarsi con John Cage e i Beatles, o omaggiare una delle possibili varianti di Summertime, con Petra che ha addirittura aperto la custodia del piano che staziona, stabilmente, nella sala affrescatala, suonando con una sola mano, quella lasciatale libera dal microfono, Magoni e Finaz si sono addirittura confrontati con alcuni scritti firmati da geni della letteratura; da Aldo Palazzeschi a Dante Alighieri, scomodando anche uno dei profeti più invisi e fastidiosi della storia contemporanea, Pier Paolo Pasolini. Ma anche con un breve racconto di malintesi alfabetici, cari alla commedia napoletana, soprattutto, una scena a tre tra una coppia al ristorante e un cameriere, alle prese con la difficilissima ordinazione dell’acqua minerale, naturale. Perché è sufficiente che uno dei padri fondatori della Bandabardò, nata con la complicità di Enrico Erriquez Greppi, scomparso cinque anni fa e ricordato, con commozione condivisa dal pubblico, ma con il sorriso dell’eternità musicale, dia il la, che lo smisurato potere vocale di uno dei diaframmi più potenti e, oggettivamente, meno considerati di questo Paese, si possa permettere il lusso di sorvolare e planare su qualsiasi distesa canora. Petra Magoni, con quelle corde vocali adolescenziali che diventano, d’incanto, sensualissime, si trova a proprio agio con chiunque abbia una naturale confidenza con la musica e Finaz non è secondo a nessuno, ma se la mamma di Frida dovesse fermarsi con la macchina in panne sull’autostrada, potrebbe iniziare a cantare a cappella sulla corsia di emergenza e invece che richiamare il carroattrezzi, genererebbe una coda interminabile di chi, al posto di arrivare quanto prima a destinazione, preferisce allungare il viaggio e lasciarsi guidare da un meraviglioso contrattempo. Del resto, a togliersi le castagne dal fuoco, glielo hanno insegnato Bobby McFerrin e Sheila Jordan e lei, Petra, ha imparato benissimo.
