di Donatella Pellegrini
Sono la più piccola di tre sorelle e come succede spesso, in questa situazione, è facile seguire le loro orme. Anche indossare i loro abiti (e non per scelta)!
In casa la musica che veniva ascoltata erano i classici italiani, Sanremo compreso, ovviamente. Un giorno però (benedetta sorella), la maggiore decise di ordinare delle collane strumentali in edicola. Si trattava di vinili di rock'n'roll, blues, soul, gospel: musica black, insomma, musica per le mie orecchie. Quella è stata la prima volta che ho sentito la stupenda voce di Etta James, ma fin da piccola, con la testa un po' fra le nuvole, non badavo ai nomi degli artisti, alle date: cantavo quasi tutti quei brani a memoria! Mi ricordo anche il brano di Martha Reeves & the Vandellas, Jimmy mack.
Solo molto più tardi, quando già andavo in giro a cantare, un mio amico musicista mi fece ascoltare un cd e mi disse: "ascolta un po' questa cantante; secondo me ti piace e ti si addice". Era Etta James. Ricordo che mi colpì la grinta di quella meravigliosa cantante, ma non me ne innamorai. Passò ancora del tempo, fino a quando un altro mio amico musicista mi propose di fare una band tributo ad Etta. Ascoltando quella sua voce ormai matura, così intensa, graffiante, profonda, ironica, ecco, quello fu il momento della folgorazione.
Cosa potrei aggiungere che non sia stato già detto, dopo cinque Grammy Award e 17 Blues Music Awards, trasmissioni, 39 album pubblicati, passando con impressionante padronanza e autorevolezza dal jazz al blues, al rhythm and blues, al gospel e al pop? La voce di Etta mi è fortunatamemte familiare, ormai. La sua prorompente personalità ha reso uniche anche le covers di altri grandi artisti; mi piacciono la sua grinta, il suo timbro caldo, i suoi graffiati. Sono ormai anni che ascolto Etta e non mi sono ancora stancata. E' stata un'adorabile compagna di tanti viaggi e sono convinta che succederà ancora.
