di Marta De Sandre

Conosco poche persone che non sbaglierebbero mai a regalarmi o consigliarmi un libro; di un paio di queste mi fido più che di me stessa perché io spesso compro delle schifezze che abbandono a pagina sedici, mentre i loro libri mi sono sempre piaciuti. Così mi è arrivato questo libro, Crepuscolo, di Kent Haruf, autore a me sconosciuto, ma che scopro essere famoso. Poco male: più cose ignoro e più ne avrò da scoprire. Siamo in Colorado, nell'immaginaria cittadina di Holt. La provincia americana fa da sfondo alle vite di alcune persone che si sfiorano, si incrociano, si lasciano e si riprendono come ballerini tra i vortici di polvere che ricordano la gonna di Jenny.
La stessa provincia americana di McCarthy, il lato dolce e tenero della provincia americana di McCarthy, le vite ordinarie di persone che potrebbero essere i vicini di casa di Lester Ballard. Non succede nulla di eclatante, solo spaccati di vite che potrebbero essere le nostre, alcune addirittura meno entusiasmanti delle nostre. Allora perché questo libro ha la capacità magnetica di incollare il lettore alle sue pagine? Non ci sono cani assassini, né gemelline nei corridoi insanguinati dell'hotel di Jack Nicholson, non ci sono misteri da risolvere, né colpi di scena da svelare. Si fatica a chiudere questo libro semplicemente perché ci si trova immersi in una natura maestosa insieme a persone straordinarie nella loro semplicità e la scrittura essenziale di Haruf riesce a coinvolgere ogni nostro senso. Si vive a Holt per alcuni giorni e non si vorrebbe stare in alcun altro posto. Stile narrativo pulito, senza fronzoli, senza punteggiatura inutile, un piccolo gioiello di libro che fa parte di una trilogia, da centellinare perché con la sua morte Haruf si è portato via Holt e tutti i suoi abitanti. Ne sentirete la mancanza.
