PISTOIA. Dei tanti di quelli che c’erano, in piazza del Duomo, nelle notti del Festival Blues, ne sono rimasti pochissimi: i fotografi (Fiorenzo Giovannelli su tutti: la foto è sua) – quasi tutti – e qualche stacanovista del piacere musicale, che sarebbe stato assente ingiustificato se si fosse perso il primo sabato di questa edizione 2026. Eh sì, perché ieri sera, 4 luglio (per gli americani un giorno speciale; e anche per noi, perdindirindina), sul megapalco allestito dalla dinastia Tafuro, si sono alternati la chitarra universale (ne ha ricordate una miriade) di Eric Steckel e l’istrionismo vocalizzante di Fantastic Negrito, che hanno trasformato un sabato pistoiese di piena estate con temperature fuori controllo (noi ricordiamo perfettamente quelle della prima edizione, quelle di quarantasei anni fa; faceva lo stesso identico caldo, ve lo assicuriamo) in un sabato da Blues’In, dove la piazza pullulava di gente adorabilmente stordita che generava una linea immaginaria di assoluta continuità con le vie limitrofe al centro e le zone di accampamento spontaneo che fiorivano nelle prime cerchie urbane ossigenate da una florida vegetazione. Ci stiamo dilungano con i ricordi, come succede, praticamente sempre, ai vecchi? In un certo senso sì, ma come si fa a decontestualizzare la manifestazione e fotografarne l’ultimo frame ignorando tutti i meravigliosi micro e macro istanti che l’hanno preceduto: impossibile. Perché tutte le volte che in piazza del Duomo giganteggia quel palcoscenico che significa solo e soltanto Festival, risalgono lungo la dorsale della memoria quei colori, quegli odori e quelle sensazioni che ci hanno fatte credere (a noi in modo tragicamente illusorio) che fossimo noi – e nessun altro – ad aver capito dove stesse dirottando il mondo e, essendone i precursori, saremmo stati eletti e graduati di quella Rivoluzione. È successo esattamente il contrario, invece: ha vinto il populismo, il qualunquismo, l’approssimazione; la Televisione ha preso il sopravvento sulla Radio; la musica dotta e colta spazzata via dai tormentoni; le voci uniche, strappate, graffiate, sofferenti e sofferte, soppiantate da cloni vocali replicanti; la marijuana, dal fentanyl; le idee, dall’intelligenza artificiale, le piazze, dallo smart working. Però, noi che stiamo cercando di fare di tutto per resistere, il più delle volte in modo commovente, ieri sera, in sequenza, ci siamo goduti un paio d’ore abbondanti di musica che ci ha fatto respirare a pieni polmoni le stesse identiche fragranze che si sono sniffate quarant’anni fa, quando le chitarre di piazza del Duomo urlavano saggezza e vendetta, i diaframmi raccontavano di esodi continentali e il pubblico usava le canzoni e la musica dei loro beniamini come colonna sonora delle loro singole ribellioni. Si ascoltava e si sognava cercando di fare tesoro di tutte quelle emozioni che ci avrebbero accompagnato nei giorni a venire, quando saremmo diventati lavoratori, consorti, genitori. I nostri idoli artistici sono rimasti tali per lunghissime stagioni e ancora oggi, con la maggior parte dei quali transitati altrove, rivendichiamo ancora le loro poesie, i loro inconfondibili suoni. La chitarra di Eric Steckel, enfant prodige eletto come uno dei chitarristi blues più efficaci degli ultimi venti anni, ieri sera, ha dato a molti la sensazione che quel suono e quella velocità e nitore di esecuzione fossero la summa di quelle decine e decine di chitarristi che si sono avvicendati, dal 1980 in poi, in piazza del Duomo, come i tre strumentisti che lo hanno accompagnato, favoriti da una sonorizzazione che ha rimandato, anche quella, alle amplificazioni perdute; come i vocalizzi di Fantastic Negrito, del resto, hanno velocemente riavvolto la pellicola dell’esistenza dell’ultimo mezzo secolo di Pistoia e riportato ad altre espressioni canore i gorgheggi dell’afroamericano. Godiamocela ancora quest’isola felice: il WWF potrebbe salvarci dall’estinzione.