PISTOIA. Sarà dipeso dalla contemporaneità dei Mondiali di calcio, ma ieri sera, quando quel che resta dei Jethro Tull ha abbandonato il palco di piazza del Duomo per circa mezzora per rifocillarsi dal caldo e dalla fatica per poi ripresentarsi per l’ultimo step, forse il più gradevole dell’intera serata, ci è venuto in mente Francesco Totti, il nostro eroe, non dell’Italia, ma della Roma, ecco perché nostro, quando alla soglia dei quarant’anni, invece che appendere gli scarpini al chiodo, volle continuare a giocare a calcio, dando, sì, scampoli di classe pura, ma concentrati in pochi minuti; per l’intera partita, non ce l’avrebbe fatta. Con la differenza, non certo irrilevante (non parliamo di effetti stupefacenti: Totti può essere paragonato a Eric Clapton; i Jethro Tull, a Eros Ramazzotti, per intenderci), che il Capitano è stato, è e sarà sempre simpaticissimo; Ian Anderson, per nulla. Ha iniziato con il divieto assoluto, nel backstage, di fumare, costringendo parte del suo staff e del personale del Comune di Pistoia e dell’organizzazione del Festival a farsi qualche tiro fuori dal recinto di Palazzo di Giano. Per non parlare del veto fotografico (la foto, brutta, è di Fiorenzo Giovannelli, abitualmente un sapiente delle immagini, costretto a scattare a distanza siderale per non incorrere nelle sanzioni israeliane imposte dalla formazione), che fa il paio con la mosceria dei protagonisti, incartapecoriti sui propri strumenti. Che il Blues, poi, i Jethro Tull, quello con la B maiuscola, quello che in piazza del Duomo ha segnato a fuoco circa mezzo secolo di esibizioni, non lo hanno mai rappresentato, attestandosi, in questi oltre cinquant'anni di storia, come una delle band prog di assoluto riferimento. In un periodo così difficile (non ci riferiamo alle guerre, alla fame e alla povertà in strabiliante crescita esponenziale), a chiudere l’edizione 2026 del Festival Blues di Pistoia, la direzione artistica avrebbe potuto anche assoldare qualche altra band. Aspettiamo fiduciosi l’edizione 2027.